Da quando, due mesi fa, è uscito il mio primo libro per ragazzi, lettori e autori mi pongono la stessa domanda: che differenza c’è tra lo scrivere per adulti e per bambini?

Non so dare una risposta precisa e, a dire il vero, non credo ci siano differenze sostanziali.

In entrambi i casi si tratta di raccontare una storia incontrando le aspettative, le esigenze e la sensibilità dei lettori che ho immaginato mentre scrivevo.

La differenza della quale nessuno mi domanda, ma che invece è fondamentale, riguarda le presentazioni nelle librerie o biblioteche.

I libri per adulti si presentano, quelli per ragazzi si vivono.

Un gruppo di bambini non rimarrà un’ora ad ascoltare un adulto (lo scrittore), rispondere alle domande di un altro adulto (il libraio o bibliotecario).

Che poi, diciamocelo, nemmeno noi grandi ascoltiamo per più di quaranta minuti le blaterazioni di un autore, senza che le nostre menti comincino a saltellare da un pensiero all’altro, balzando da quel che prepareremo per cena a dove troveremo parcheggio.

Noi adulti però sappiamo annoiarci con garbo; abbiamo interiorizzato le regole sociali e, mentre i pensieri si dimenano, noi rimaniamo piantati sulla sedia trovando persino la lucidità per annuire di tanto in tanto.

I bambini, al contrario, quando si annoiano lo fanno capire con molta chiarezza, perché non sono solo i loro pensieri a saltellare, ma le loro intere e frenetiche personcine.

E allora una scrittrice di mezza età, abituata da anni a parlare con  lettori adulti, come se la cava?

Innanzitutto farà un bel passo indietro, per mandare avanti la storia che ha scritto.

L’autrice di cui sopra si asterrà dal raccontare come le è venuta l’idea, in quanto tempo l’ha messa su carta, quali autori del passato l’abbiano influenzata e tanti altri dettagli ai quali gli adulti s’interessano (o fingono d’interessarsi), ma andrà dritta al sodo leggendo qualche pagina del suo libro.

Se l’autrice ha fatto bene il suo mestiere, la storia che ha scritto sarà molto più interessante di lei.

Quando i bambini avranno messo a fuoco la storia (e non l’autrice che, ahimè, non è ignifuga), allora si passerà alla parte più divertente dell’incontro: il gioco.

Per far vivere ai piccoli lettori l’atmosfera de Il mio gatto è un influencer, edito da Piemme – Il battello a vapore, ho creato una serie di attività ispirate al mondo dei social network, usando però come base i giochi della tradizione, quelli ai quali abbiamo giocato tutti in cortile o durante una domenica piovosa, come le belle statuine o lo scatolino chiuso.

Ho poi mescolato il tutto con il collante del teatro, confidando che la mia precedente vita di attrice e autrice di spettacoli per ragazzi potesse assistermi.

Il risultato è un’ora che scivola in allegria, al termine della quale la domanda più frequente è: “Ma abbiamo già finito?”.

Missione compiuta!

I bambini si divertono, librai e genitori approvano e l’autrice – non più nel fiore degli anni – spossata ma soddisfatta, porta a casa la pellaccia.

Se anche voi volete giocare col  gatto influencer, date un’occhiata alla pagina EVENTI.

Desy Icardi – Battello a vapore

 

Editore: Piemme – Il battello a vapore

Autrice: Desy Icardi

Illustrazioni: Silvia Schneider

Età: 9+

 

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