Settembre per molti è il vero Capodanno: niente brindisi né petardi, ma tanti progetti e buoni propositi.
Possiamo affermare che settembre sia il corrispettivo annuale del lunedì: “Comincio lunedì” e “Lo farò a settembre” sono distorsioni temporali dello stesso fenomeno.
Tralasciando dieta e palestra, capisaldi dei buoni propositi (disattesi), settembre è il mese dei nuovi progetti: imparare una lingua straniera, trasformare un hobby in un lavoro secondario, iscriversi a un corso, riprendere o cominciare l’università, fondare una band musicale, un gruppo di lettura, una compagnia teatrale…
E oltre alle mille idee che ci frullano per la testa, ci sono anche quelle degli altri che, talvolta, si trasformano in proposte.
La dopamina settembrina – scusate la rima – ci spinge a dire di sì con facilità. Bisogna però tenere conto di una regola fondamentale: tutto si può fare, ma non tutto insieme!
Per arrivare a Natale sani e salvi (e possibilmente con qualche progetto portato a termine), è necessario saper somministrare con parsimonia i “sì” e, di conseguenza, saper dire qualche no.
Recentemente ho letto “Hell Yeah or No: What’s Worth Doing” di Derek Sivers, un breve libro che propone una strategia per scegliere ciò che merita davvero il nostro tempo e la nostra energia.
Hell yes è infatti un’espressione inglese che esprime un assenso pieno, privo di dubbi e tentennamenti.
In italiano lo si potrebbe tradurre con “Diavolo, sì!”; oppure, con una versione meno mistica ma assai più pragmatica, “C*zz*, sì!”.
Tuttavia, avendo poca dimestichezza con imprecazioni e turpiloqui, da qui in poi opterò per una traduzione vegan friendly: “Cavolo, sì! …Oppure Col cavolo!”

Come nei temi a scuola, proverò a raccontarvi quel che più mi ha colpito del libro.
La prima regola del metodo è: se non è un “Cavolo, sì!”, allora è un “Col cavolo!”. Quando ti salta in mente un’idea, o ti viene proposta un’opportunità, un’esperienza, un impegno, chiediti: “È qualcosa che mi fa pensare: “Cavolo, sì!”? Se è così, procedi. Altrimenti… Grazie, ma “col cavolo!”.
Il secondo concetto chiave è imparare che un NO non equivale a perdere un’opportunità. Concedere un sì stiracchiato, invece, può significare non portare a termine ciò che si è cominciato, oppure farlo in maniera frettolosa e grossolana, deludendo le nostre aspettative e quelle di chi contava su di noi (e sul nostro Sì stiracchiato). Se c’è un modo sicuro e garantito di perdere opportunità (e buoni contatti), è proprio dire di sì, per poi non riuscire a onorare l’impegno preso.
Terzo punto: i sì e i no vanno dosati a seconda delle fasi della nostra vita. Quando stiamo esplorando un nuovo settore o imparando qualcosa, può essere consigliabile dire qualche Sì in più, anche se privo del contorno di cavolo.
Quarto punto: non confondere la paura con un NO. L’autore distingue tra la mancanza di desiderio (il “col cavolo!”) e la paura di fare qualcosa che invece (“Cavolo, sì!”) ci piacerebbe, ma ci intimorisce. Che fare in questi casi? Be’, quantomeno rifletterci e porci qualche domanda.
Punto 5: un “Col cavolo!” può essere, in realtà, un “Cavolo sì, ma non ora”. Se un progetto ci solletica, ma non abbiamo il tempo materiale per metterlo in atto, allora archiviamolo, ma non soltanto mentalmente. Creiamo un file elettronico o usiamo un quaderno per appuntare i concetti essenziali e i dettagli che ci verranno, a mano a mano, in mente. Quando il “Col cavolo!” si trasformerà in “Cavolo, adesso sì!”, nulla sarà andato perduto.
Buon lavoro e buone frenesie settembrine a tutti!

