Regia: Carla Carucci
Di e con: Desy Icardi
Argomenti trattati: disabilità, diversità, resilienza, ottimismo.
Genere: monologo tragicomico (ma molto più comico che tragi).
Ispirazione
Dopo anni trascorsi cercando di sembrare “normale” (qualunque cosa voglia dire), giunse per me il momento di arrendermi all’evidenza: non ero soltanto “una che ci vedeva poco” ma una vera e certificata ipovedente, anzi, un’ipovedente grave.
Con a disposizione meno di un ventesimo visivo, cadevo, battevo, sbagliavo ma più di tutto, mi vergognavo. C’erano soluzioni?
Non alla malattia che aveva assottigliato la mia vista, esisteva però un oggetto in grado di aiutarmi a gestirne gli effetti: il bastone bianco.
Il bastone bianco mi avrebbe aiutato a orientarmi, a non inciampare, a non sbattere il naso contro le vetrate; avrebbe insomma cambiato la mia percezione del mondo, mutando però anche quella che il mondo aveva di me.
Il bastone bianco dichiarava una difficoltà, una debolezza, quella diversità che da sempre cercavo di dissimulare.
Non conoscevo le reazioni che avrebbero avuto le persone nel vedermi procedere col bastone, ma immaginavo che avrei suscitato imbarazzo, disagio e persino pietà. Non mi sbagliavo, la gente con me prova tutte quelle sensazioni e molte altre, ciò che non supponevo, però, era che le loro reazioni, spesso impacciate, fossero anche divertenti (a dire il vero, più per me che per loro).
Non mi sono mai fatta tante risate, come da quando mi aggiro per il mondo con il bastone bianco, osservando – con quel poco di vista che mi resta – il mondo dei normodotati che non sempre fanno la cosa giusta, ma nella maggior parte dei casi ci provano. Anche loro incespicano e sbagliano, talvolta con i piedi, più spesso con le parole, ma fa niente, loro sono normali, e non c’è nulla di più normale che sbagliare.
Ne’ i diari del bastone bianco ho raccolto le riflessioni, gli aneddoti spesso divertenti e più di rado amari di chi trova il coraggio, seppur con difficoltà, di ammette la propria diversità – nonché unicità – concedendosi di chiedere e prendere l’aiuto che gli occorre.
Il messaggio
Essere diversi non è la fine del mondo, semmai è l’inizio di uno nuovo con regole un po’ diverse ma non necessariamente peggiori.
Col bastone bianco la mia vita è cambiata in meglio, ora inciampo un po’ meno, le auto mi lasciano attraversare (cosa che dovrebbero fare comunque, anche coi pedoni non bastone-muniti…), ho meno paura di perdermi e, soprattutto, parlo di più con la gente (o meglio è la gente a parlare di più con me perché, sì, tra le tante sensazioni che suscito c’è anche la curiosità).
Il mio unico rimpianto? Non aver trovato il coraggio di impugnare il bastone qualche anno prima, risparmiandomi molte difficoltà assolutamente evitabili.
La mia speranza è che la mia storia possa ispirare chi è in difficoltà ad abbracciare i rimedi a sua disposizione.
Quindi, caro futuro spettatore, se hai un disagio che si può attenuare con un bastone bianco, una protesi, una stampella, una dieta, un paio di occhialetti bifocali, un giretto dallo psicologo… Non esitare!
Non ti vergognare!
La gente ti giudicherà?
Probabile, ma tanto ti sta già giudicando proprio in questo momento per qualcosa che hai detto, fatto o postato sui social.
E se invece non hai detto, fatto né postato ti giudicheranno perché avresti dovuto dire, fare e postare!
O forse – ipotesi realistica ma assai più terrificante – nessuno ti sta giudicando, nessuno fa caso a te, nessuno ti calcola!
Nessuno a parte te stesso/a!

