l'annusatrice di libri e il manoscritto Voynich

Come ben sa ogni lettore, i libri si lasciano appresso una scia di domande, e questo credo dipenda dal fatto che ogni storia prende vita da una domanda.

Il mio romanzo, L’annusatrice di libri, edito da Fazi editore, nasce da una domanda molto precisa: come sarebbe leggere con l’olfatto?

All’età di quattordici anni, Adelina, la protagonista della storia, perde misteriosamente la capacità di lettura ma, altrettanto inspiegabilmente, acquisisce il potere di leggere con l’olfatto. Lo straordinario olfatto di Adelina è in grado di interpretare testi in lingue straniere, e addirittura inespugnabili codici criptati.

Una volta creata la mia protagonista, mi sono chiesta cosa avrei fatto, se fossi stata in grado di comprendere con un’annusata qualunque libro, e la risposta è stata immediata: avrei annusato il manoscritto Voynich, un testo della metà del Quattrocento, scritto in una lingua, o forse un codice, che nessuno è mai riuscito a decifrare…

Sino a pochi giorni fa!

La notizia, apparsa circa due mesi e mezzo dopo l’uscita del mio romanzo, inizialmente non mi ha particolarmente colpito poiché, da quattro anni a questa parte, da quando cioè ho iniziato a interessarmi e documentarmi sul manoscritto Voynich, molti studiosi hanno dichiarato di averne violato i segreti; questa volta però gli studi del ricercatore britannico Gerard Cheshire sembrano aver dato risultati più consistenti.

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Dalla ricerca di Cheshire sembrerebbe che il manoscritto sia una sorta di enciclopedia scientifica, che descrive rimedi erboristici, cure termali e letture astrologiche riguardanti amore, salute e fertilità.

L’opera, redatta in una lingua romanza ormai estinta, sarebbe stata realizzata da delle monache domenicane – quindi scritta a più mani? – per Maria di Castiglia, regina di Aragona.

Qualcosa tuttavia non torna: se il libro è stato redatto da delle monache, perché nelle illustrazioni non vi è traccia di alcun simbolo religioso? L’opera, almeno secondo i canoni dell’epoca, avrebbe un taglio scientifico, ma difficilmente le tematiche mediche e astrologiche erano completamente estranee alla religione.

Inoltre, secondo quanto riportato dall’ANSA, il manoscritto Voynich venne ritrovato a Ischia, nel 1912, nel castello aragonese; informazione che contrasta con le dichiarazioni dello stesso Wilfred Voynich, l’antiquario che rinvenne l’opera nel collegio gesuita di Villa Mondragone nei pressi di Frascati.

Voynich acquistò il manoscritto, insieme a un’altra decina di testi antichi, dai padri Gesuiti di Villa Mondragone, che desideravano raggranellare qualche soldino per delle opere di ristrutturazione.

Wilfred Voynich ritrovò, al’interno del volume, una lettera datata 1665 e firmata da Johannes Marcus Marci, rettore dell’università di Praga, nonché medico privato di Rodolfo II di Boemia, il “re alchimista”.

Secondo la missiva, Marci aveva inviato il volume a Roma, all’amico e studioso Athanasius Kircher, affinché provasse a decifrarlo.

Nella lettera Marci confidava di aver avuto il libro da un amico farmacista, che a sua volta l’aveva ricevuto da Rodolfo II di Boemia, il quale lo acquistò per una cifra esorbitante, convinto che si trattasse del diario dell’alchimista Bacone.

Nulla vieta che il volume acquistato da Rodolfo II provenisse proprio dal castello Aragonese, ma per quanto sappiamo da Voynich, non si trovava lì nel 1912.

l'annusatrice di libri e il manoscritto Voynich

Speculazioni geografiche a parte, ora non resta che attendere la conferma, o la smentita, delle teorie di Cheshire.

Personalmente un po’ mi rammarico che uno degli ultimi misteri della storia sia caduto – i misteri sono affascinanti in quanto tali – ma d’altro canto, l’idea che il manoscritto sia stato scritto da delle donne per una donna mi intriga notevolmente, poiché anche ne L’annusatrice di libri è una ragazza a tentare di decifrarlo.

L’annusatrice di libri non è certo il primo romanzo che tratta del manoscritto Voynich, ma se le ipotesi di Cheshire si rivelassero corrette, potrebbe essere l’ultimo ad averne parlato prima che il suo segreto si dissolvesse.

Che il mio romanzo sia stato premonitore?

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